La sua Inter in campionato ha otto punti di vantaggio sulla seconda (oggi la Roma), ma domani sera a Parma potrebbero diventare 11. Ha la miglior difesa della serie A (19 gol subiti) e il miglior attacco (48 reti). A San Siro non perde in campionato da 34 partite e segna senza soluzione di continuità da 27 gare. Il tridente Eto’o-Milito-Pandev mette paura e non ha rivali. Ma nell’Inter che ammazza ormai da anni il torneo nazionale, si scopre esserci uno José Mourinho, capace di vincere scudetto e Supercoppa al primo tentativo, già entrato nella storia nerazzurra. Analizzando, infatti, il rendimento di tutti i 56 tecnici che si sono alternati dal 1909 ad oggi sulla panchina interista (fonte archivio.inter.it) lo Special One è quello con almeno due campionati di militanza che ha la percentuale di vittorie più alta in relazione alle partite ufficiali disputate.
Mourinho, tra la scorsa stagione e quella attuale, ha messo insieme 82 presenze fra campionato, Coppa Italia, Champions e Supercoppa Italiana: 51 i successi, vale a dire il 62,2% del totale. Nell’ultimo anno e mezzo sono stati 19 i pareggi e 12 le sconfitte. Nessuno come lui in fatto di partite vinte. Nemmeno tecnici che sono scolpiti nell’almanacco del club di corso Vittorio Emanuele. Ad avvicinarsi di più al cammino da schiacciasassi del mister portoghese due tecnici molto amati dal popolo nerazzurro: Gigi Simoni ha una media-vittorie del 61,6%, mentre il predecessore dello Speciale, Roberto Mancini, ora al Manchester City, si attesta al 62% di successi sul complesso di match ufficiali da tecnico interista. Pietre miliari del centenario nerazzurro come Helenio Herrera e Giovanni Trapattoni si fermano rispettivamente al 56 e al 54,8%.
A far volare Mourinho, che oggi nella conferenza stampa pre-Parma lascerà il posto al vice Beppe Baresi, i numeri nazionali, visto che quelli extra-Italia sono decisamente la “macchia nera” della sua avventura ad Appiano Gentile: ad esempio nel girone iniziale dell’attuale Champions solo due vittorie in sei match (contro Dinamo Kiev e Rubin Kazan). Ma questa è un’altra storia...
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